8 settembre 2017

Pensione anticipata sconto per le donne sei mesi per ogni figlio

Ape sociale, la proposta del governo per aumentare del 10% le domande. Fredda reazione dei sindacati: “Troppo poco”
VALENTINA CONTE LEADER CGIL
ROMA.
Sei mesi per ogni figlio. Fino a un massimo di due anni. Questo lo sconto contributivo per andare in pensione prima, riservato alle donne che richiedono l’Ape sociale e illustrato ieri dal governo ai sindacati. Un bonus maternità che però non entusiasma né la Cgil, né Cisl e Uil. Primo, perché non è rivolto a tutte le mamme, ma solo a quelle che rientrano nei requisiti dell’Ape sociale, il meccanismo per anticipare la pensione a 63 anni. E dunque a disoccupate, invalide, addette a mestieri pesanti o con familiari invalidi da assistere. Secondo, perché non valorizza il doppio lavoro delle donne, motivo di tanti buchi contributivi: nella professione e nell’assistenza a casa.
L’obiettivo di Palazzo Chigi, confermato dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, è di arrivare a un 40% di domande rosa per l’Ape sociale sul totale. Ad oggi, su 39.777 richieste inviate all’Inps appena 11.668 vengono da donne: il 29,3%. «Un numero significativamente più basso», ammette Poletti, rispetto agli uomini. Con il bonus contributivo il governo punta a 4 mila richieste aggiuntive. Le lavoratrici disagiate e con quattro figli, ad esempio, potrebbero fare domanda anche avendo solo 28 anni di contributi anziché i 30 richiesti dalla legge. A quelle con due figli basterebbero 29 anni. Mentre un figlio garantisce solo 6 mesi di vantaggio, servono dunque 29 anni e mezzo di contributi.
«Una risposta dignitosa, ma parziale ai bisogni delle donne », la definisce Annamaria Furlan, leader Cisl. Fare una proposta così, cioè non universale, «significa non occuparsi di tutte quelle lavoratrici che hanno rinunciato alla carriera per occuparsi di familiari malati e anziani », incalza Susanna Camusso, Cgil. Idea «accettabile, ma minimale », la bolla Carmelo Barbagallo, Uil. I sindacati proveranno a portare una controproposta unitaria sulle donne al prossimo appuntamento, fissato per il 13 settembre. Se riusciranno però ad appianare le divergenze. Visto che la Furlan propone di valorizzare il lavoro di cura – sia di donne che di uomini pensando a un bonus contributivo per chi può usufruire della legge 104, ovvero dei permessi dal lavoro per assistere un parente in bisogno. Senza però trovare molto entusiasmo in casa Cgil.

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