12 dicembre 2017

Voci dalla Rete: Le polizze Vita e i rischi che non ti aspetti

A seguito di una cortese segnalazione, riprendiamo anche su Intermedia Channel, il commento di Roberto Russo, amministratore delegato di Assiteca SIM, apparso su “L’investitore razionale” (rubrica di economia redatta dalla società di investimento mobiliare parte del Gruppo Assiteca) a proposito di polizze Vita, costi occulti (fino al 5% annuo) e rischi altrettanto nascosti

“L’investitore razionale” – Le polizze Vita e i rischi che non ti aspetti (a cura di Roberto Russo, AD di Assiteca SIM)

Il risparmio gestito in Italia ha recentemente superato la soglia dei 2.000 miliardi di Euro, una cifra pari al 130% circa del PIL; questo dato è destinato a crescere, tanto da stimare che a fine 2020 sarà raggiunto il tetto dei 2.500 miliardi di Euro. La raccolta è attualmente suddivisa in parti uguali tra due macro aree: le gestioni di portafogli individuali e le gestioni collettive (fondi e altri prodotti).

Esiste un prodotto finanziario di matrice assicurativa che, per certi versi, è una forma di ibrido in quanto è identificato come una gestione individuale il cui portafoglio è investito in strumenti collettivi di risparmio (fondi). Parliamo della polizza vita, un contratto con il quale una compagnia assicurativa si impegna, dietro la corresponsione di un premio, a liquidare al beneficiario designato un capitale in un’unica soluzione o attraverso una rendita in seguito a un accadimento relativo alla vita dell’assicurato. Le polizze prevedono, a seconda dei casi, la liquidazione del capitale al beneficiario in caso di morte dell’assicurato o in caso di vita dello stesso; qualora alla scadenza del contratto l’assicurato sia in vita, il capitale previsto può essere versato da parte della compagnia assicurativa in un’unica soluzione o sotto forma di rendita vitalizia.

I soggetti giuridici che partecipano alla strutturazione e distribuzione di una polizza vita sono la compagnia assicurativa, il collocatore (intermediario bancario autorizzato o broker assicurativo), il gestore del patrimonio conferito (Banca, SGR, SIM) e la banca depositaria presso la quale sono versati i premi; è prevista infine la facoltà di contraenza indiretta per il tramite di una società fiduciaria.

La logica della polizza vita, dunque, è quella di fornire al cliente una “scatola assicurativa” gestita da un operatore professionale che alla scadenza (o all’avverarsi dell’evento morte) restituisca il capitale maggiorato dei rendimenti ottenuti attraverso l’attività di gestione.

Questo tipo di prodotto ha riscosso un notevole successo all’interno del mondo del risparmio gestito, tanto che la sua raccolta ha superato la soglia di 100 miliardi di euro annui. I motivi di tale crescita sono dettati principalmente dal fatto che le polizze offrono un valore aggiunto rispetto alle tipiche forme di risparmio gestito: il patrimonio sotto polizza è impignorabile e insequestrabile (salvo revocatoria), è prevista l’indicazione di soggetti beneficiari anche al di fuori dall’asse ereditario e, sotto il profilo fiscale, è possibile effettuare la compensazione tra minusvalenze e plusvalenze sino all’estinzione del contratto e differire il pagamento della tassazione sulle plusvalenze maturate al momento del riscatto; infine, in caso di decesso dell’assicurato, gli eredi beneficiano del regime di esenzione totale dell’imposta sulle successioni.

Molto spesso i vantaggi appena descritti distolgono l’attenzione dei sottoscrittori dai costi sottostanti tale prodotto, ovvero dai criteri di remunerazione applicati dai soggetti giuridici sopra elencati. Il gestore di una polizza vita percepisce una commissione annua fissa per l’attività di selezione degli investimenti (l’1% annuo su una gestione bilanciata sarebbe un prezzo congruo) e, ove previsto, un premio di performance qualora i risultati oltrepassino soglie positive di rendimento prestabilite; il costo complessivo degli altri soggetti (costo di strutturazione della compagnia, costo di collocamento del distributore e servizio di custodia titoli della banca depositaria) dovrebbe infine aggirarsi intorno allo 0,6% annuo dei premi conferiti.

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